Diabetologia

La Diabetologia in Quisisana

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L’unità di Diabetologia si occupa della diagnosi e della terapia medica e nutrizionale del diabete mellito, una malattia convenzionalmente divisa in 3 tipologie principali:

  1. Insulinodipendente (tipo 1), che è responsabile del 10-15% dei casi di diabete.
  2. Non insulino-dipendente (tipo 2), responsabile dei rimanenti casi di diabete.

Diabete gestazionale, che comprende le forme secondarie allo stato di gravidanza ed è in genere un fenomeno transitorio.

Le principali tipologie della malattia: il diabete di tipo 1 e di tipo 2

Il diabete di tipo 1

Il diabete tipo 1 si manifesta più di frequente nelle popolazioni giovani, magre, in genere caucasiche e insorge tipicamente con poliuria e chetoacidosi. È caratterizzato da distruzione irreversibile autoimmune delle cellule beta ed è altamente associato ad alcuni aplotipi HLA e all’insorgenza di anticorpi anti-insula pancreatica.

Il diabete di tipo 2

Il diabete tipo 2 è una sindrome eterogenea caratterizzata da una conservata ma insufficiente secrezione di insulina glucosio-stimolata e da una marcata resistenza all’insulina. Circa il 90% degli individui affetti da diabete tipo 2 sono obesi ed hanno almeno 40 anni.

Sottotipi del diabete di tipo 2: il diabete giovanile ad insorgenza tardiva

C’è poi il “Maturity Onset Diabetes of the Young” (MODY), ovvero il diabete giovanile ad insorgenza tardiva che rappresenta un sottogruppo del tipo 2 e si manifesta nelle famiglie con una forma di ereditarietà dominante autosomica con insorgenza prima dei 30 anni d’età.

Molti pazienti non sono facilmente classificabili con questi criteri clinici. La misurazione delle concentrazioni di insulina nel siero non è utile clinicamente per trattare i pazienti con diabete; si sottolinea che livelli molto elevati di insulina nel siero si riscontrano in condizioni di grave resistenza all’insulina associata ad aree di ispessimento cutaneo con pigmentazione scura di acantosi melanodermica, i.e. acanthosis nigricans.

Queste sono rare sindromi che possono essere associate a iperandrogenismo e a difetti nel recettore di insulina (tipo A) oppure a fenomeni autoimmuni e ad anticorpi all’anti-recettore insulinico (tipo B).

Da un punto di vista epidemiologico il diabete è una patologia in forte crescita. In Italia, i dati ISTAT 2015 segnalano che soffre di diabete mellito il 5,4% degli italiani (sia tra i maschi che tra le femmine), il che vuol dire oltre 3 milioni di persone; questa percentuale è aumentata dal 3,9%, nel 2001, al 5,4%, nel 2015.

La diagnosi

Attualmente la diagnosi di diabete di tipo 1 e di tipo 2 si basa esclusivamente sulla presenza di iperglicemia e/o di emoglobina glicosilata >6.5%. Il dosaggio della glicemia deve essere eseguito su sangue ottenuto da un prelievo di sangue venoso a digiuno. I glucometri per il controllo domiciliare della glicemia, invece, non possono in alcun modo essere usati per la diagnosi di diabete, data la grande variabilità riscontrata tra i risultati forniti dai glucometri e i risultati ottenuti in laboratorio.

Un altro modo per effettuare la diagnosi di diabete è il test da carico orale di glucosio (OGTT o Oral Glucose Tolerance Test). Questo test prevede l’assunzione di 75 g di glucosio anidro e successivamente il controllo della glicemia a due ore dall’assunzione del glucosio. L’OGTT rimane fondamentale per la diagnosi del diabete gestazionale, mentre attualmente non viene raccomandata dall’ADA (American Diabetes Association) per la diagnosi di diabete di tipo 1 e di tipo 2. Il WHO (World Health Organization) continua invece a consigliarne l’utilizzo quando la glicemia a digiuno si trovi tra 110 e 126 mg/dl. Pertanto, attualmente, la glicemia viene considerata nella norma se è < 110 mg/dl (a digiuno) o < 140 mg/dl (2 ore dopo carico orale di glucosio).

La diagnosi di diabete si pone in ognuno di questi casi:

  • Riscontro di almeno due valori di glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl;
  • Riscontro di glicemia casuale ≥ 200 mg/dl in presenza di sintomi tipici del diabete: poliuria, polidipsia, dimagramento);
  • Glicemia 2 ore dopo carico orale di glucosio (OGTT) ≥ 200 mg/dl.

Tra la normalità e il diabete, tuttavia, esistono delle condizioni intermedie che sono indicative di una predisposizione a sviluppare il diabete, definite anche come “prediabete”: si tratta dell’Alterata Glicemia a Digiuno e della Ridotta Tolleranza Glucidica.

Alterata Glicemia a Digiuno

Si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG o Impaired Fasting Glucose) nel caso di riscontro di almeno 2 valori di glicemia, a digiuno, compresi fra 110 e 126 mg/dl; in questo caso si consiglia di eseguire OGTT almeno una volta l’anno.

Ridotta Tolleranza Glucidica

Invece, si pone diagnosi di Ridotta Tolleranza Glucidica (IGT o Impaired Glucose Tolerance) nel caso di almeno 2 valori di glicemia, 2 ore dopo carico orale di glucosio, compresi fra 140 e 200 mg/dl.

Una volta raggiunta la diagnosi di diabete, i corpi chetonici e gli autoanticorpi possono essere d’ausilio nel distinguere il tipo di diabete cui ci si trova di fronte. Secondo l’ADA, infatti, i corpi chetonici (chetoni) dovrebbero essere misurati sia nel sangue, sia nelle urine dei pazienti diabetici, ma sempre come aggiunta alla diagnosi di diabete.

Anche la ricerca nel sangue di autoanticorpi rivolti contro antigeni pancreatici (anti GAD, anti IA2, anti insulina) non viene raccomandata per la diagnosi di diabete ma per una più corretta classificazione del tipo di diabete, per l’identificazione del LADA (Latent Autoimmune Diabetes in Adults) e per stabilire la progressione verso l’insulino-dipendenza, in particolare nel diabete mellito gestazionale. Inoltre il dosaggio degli autoanticorpi può essere utilizzato per lo screening dei familiari di soggetti diabetici di tipo 1, poiché possono essere presenti mesi o anni prima della comparsa dei sintomi della malattia.

La terapia

La terapia del diabete si avvale innanzitutto di un cambiamento significativo dello stile di vita con una dieta a basso indice glicemico ricca di fibra e possibilmente con l’adozione di un ordine alimentare specifico, che preveda l’assunzione di fibra ricca in verdura all’inizio dei pasti e un’attività fisica regolare quotidiana.

Insieme allo stile di vita, nel diabete tipo 1 la terapia è l’insulina multiiniettiva o tramite microinfusori; nel diabete tipo 2 la terapia si avvale di una vasta gamma di farmaci antidiabetici che può essere associata alla terapia insulinica nel caso di diabete scompensato. La terapia deve essere ritagliata sul singolo caso, seguendo un algoritmo decisionale in accordo con le linee guida delle varie società scientifiche di riferimento.

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